Cosa fa uno Psicologo?

ARGINARE LA SOLITUDINE INTERIORE

Perché il dolore emotivo si fa lancinante quando incontra l’incomprensione di chi ci sta attorno oppure quando noi stessi, troppo feriti, tendiamo ad isolarci. Fino a rischiare di perderci. Il dialogo autentico, costruttivo ci aiuta a capire a che punto siamo, chi siamo. Prima di essere un ‘io’ separato, siamo un ‘noi’.

Non sono mai stato da uno psicologo, come me lo devo immaginare?

E’ molto semplice: si può immaginare una ‘chiaccherata’ con una persona esperta di problemi relazionali e che farà del suo meglio per metterci a nostro agio; grazie alla sua conoscenza dei meccanismi mentali, alla sua esperienza clinica e capacità empatica, potrà darci una mano ad uscire da una situazione dolorosa o in cui ci sentiamo bloccati. Un buon colloquio è quello in cui si porta sé stessi, così come  viene in maniera spontanea. Non serve essere ‘prestanti’ ma sentirsi liberi di esprimere anche i momenti di blocco, se è così che si sta in un determinato momento.

Ma io cosa devo ‘fare’?

Mi  viene in mente il detto ‘la lingua va dove il dente duole’… per dire che viene abbastanza automatico manifestare a parole o nei comportamenti i contenuti che ci stanno a cuore. Questo direi avviene nei primi colloqui: raccontare di se, lasciarsi conoscere con gradualità, consentire allo psicologo di entrare in punta di piedi nel nostro mondo in modo da capire come aiutarci al meglio…

Cosa è una psicoterapia?

Si decide in un secondo momento, dopo una prima fase di consultazione e definizione del problema.

E’ un percorso di cura, in cui ci si ritaglia un tempo con una cadenza (può essere un incontro settimanale per sei o più mesi) per analizzare con lo psicoterapeuta le questioni che si avvertono come più importanti, urgenti. Vuol dire essere disposti a cambiare qualcosa di sé perché il terapeuta offrirà le sue osservazioni, che andranno in questa direzione… E sappiamo che mettersi in discussione e cambiare richiede un ‘lavoro interno’, una disponibilità personale.