Imparare ad essere empatici per superare i conflitti: la comunicazione non violenta

D.ssa Marcella Dittrich
Indice dell'articolo

La comunicazione come sappiamo è un elemento fondamentale per la qualità delle nostre relazioni, ma spesso pur senza intenzionalità ci comportiamo in modo da creare fraintendimenti e malumori.

Marshal Rosemberg è stato uno psicologo americano, fondatore della Non Violent Communication (NVC) ovvero un metodo che insegna a comunicare in modo empatico e autentico. Questo approccio non solo può arricchire le nostre relazioni in generale, ma ci da un’idea di cosa avviene in una psicoterapia.

Vediamo più nel dettaglio cosa si intende per comunicazione non violenta.

Si basa su quattro componenti fondamentali: osservazione, sentimenti, bisogni, richieste.

Quattro passaggi distinti che ci guidano nella costruzione di una comunicazione più aperta e rispettosa.

L’intento è arrivare ad esprimere pensieri e sentimenti senza giudizio e pretese e ad ascoltare i nostri interlocutori in una posizione di apertura.

Facciamo qualche esempio per capire meglio:

  1. Osservazione: descrivere ciò di cui facciamo esperienza, senza interpretazioni o giudizi. Ad esempio, invece di dire: “sei il solito menefreghista…sei sempre in ritardo!” possiamo dire: ”ho notato che sei arrivato 15 minuti dopo l’orario concordato”
  2. Sentimenti: esprimere ciò che si sente in relazione a ciò che osserviamo, ad esempio se dico “Mi sento frustrato quando questo accade” esplicito il mio stato emotivo senza accusare l’altro.
  3. Bisogni: spesso sotto i sentimenti covano i bisogni insoddisfatti. Impariamo a chiederci di cosa abbiamo bisogno, ad esempio: “per pianificare le mie giornate ho bisogno di chiarezza e puntualità”.
  4. Richieste: impariamo a chiedere con chiarezza ciò che desideriamo ovvero: “ mi potresti avvisare per tempo se ti capita ancora di essere in ritardo?”

 

Connessione con la psicoterapia.

Questi principi non sono solo strumenti che aiutano a capire cos’è una comunicazione efficace, ma possono essere integrati nel contesto di una psicoterapia.

Infatti durante le sedute il terapeuta utilizza tecniche simili per costruire un dialogo aperto e onesto.

La terapia permette la costruzione di uno spazio sicuro in cui esplorare sentimenti e bisogni senza paura e promuovere in questo modo la crescita personale. Dentro di noi non c’è più il bambino ‘dolorante e arrabbiato’ che punta i piedi e non si muove dalle sue posizioni, ma un adulto che impara ad esprimere il suo mondo interno, rispettando i limiti dell’altro.

 

L’importanza dell’affettività e del contatto intimo

La mancanza di intimità e contatto intimo ha conseguenze negative sulla nostra vita.

Quando ci sentiamo soli e isolati, l’energia vitale diminuisce. Il rimuginio e gli stati d’animo ‘abbattuti’.

diventano frequenti e in alcuni casi sono l’anticamera della depressione; gradualmente ci adattiamo come se ‘ci lasciassimo vivere’ perché non sappiamo in che direzione lavorare per produrre un cambiamento.

L’affettività è il ‘motore energetico’ fondamentale per il nostro benessere emotivo. Le connessioni intime con gli altri ci fanno sentire un senso di appartenenza e ci motivano ad affrontare le sfide della quotidianità.

In momenti di difficoltà (che toccano tutti gli umani) la terapia può essere una grande risorsa per affrontare relazioni ‘incagliate’, divenute distruttive e superare il dolore e il senso di solitudine.

La vita è continuo cambiamento: rimanere legati al passato o non affrontarlo nell’illusione di ‘restare fermi’ per tutelarsi, è un autoinganno.

Oltre la facciata delle consuetudini e apparenze, il prezzo in termini di malessere è molto alto. Quanti disturbi psicosomatici, problemi di scarsa autostima e insicurezza, manifestazioni di ansia, sono in realtà espressione di disagi relazionali profondi!

YouTube, La giraffa e lo Sciacallo, Marshall Rosenberg

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