Microtraumi, macro conseguenze

In psicologia si parla molto di traumi come origini deflagranti di malesseri importanti e forme di patologia, ma si parla meno di “microtraumi”, che sono invece eventi meno evidenti, ripetitivi, che hanno luogo durante la crescita ma che passano più inosservati. Invece non sono per niente innocui dal punto di vista emotivo perché possono avere ricadute importanti a livello di autostima e senso di sicurezza in età adulta. Approfondiamo l’argomento con la Dott.ssa Marcella Dittrich, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano

Ci può fare alcuni esempi di microtraumi?

Mi riferisco ad esempio a modalità educative distorte, all’esposizione a un ambiente familiare privo di serenità, critiche, osservazioni contraddittorie, genitori sofferenti di qualche patologia mentale (ad esempio madre depressa oppure molto “fredda”, o ancora problemi di dipendenza, rapporti violenti tra fratelli, ecc.).

Chi ne è stato vittima ad esempio può essere stato costantemente svalutato (“Sei sempre il solito incapace! Non come tuo fratello…”), percosso “per essere raddrizzato”, privato della libertà di scelta o di movimento, non visto oppure, al contrario, iperprotetto con una totale invasione della privacy (madri che scelgono ogni cosa, non permettono di fatto di avere un pensiero diverso dal proprio).

In questi casi (ne ho citati solo alcuni perché la lista diventerebbe lunghissima) si crea un “doppio legame” molto difficile da vivere, soprattutto per un bambino o un adolescente: l’adulto di riferimento è oggetto contemporaneamente di amore e di odio e ciò crea una confusione interna molto dolorosa.

Naturalmente le emozioni che ci pervadono sono la “lente” attraverso cui vediamo anche il nostro mondo esterno, che a sua volta risulterà confuso, contraddittorio, minaccioso.

Un problema molto frequente in questi figli sono le difficoltà scolastiche.

Ne parla con puntualità il libro A psychoanalitic understanding of cumulative Psychic Injury raccontando sette stili di relazione distorti che provocano sette emozioni negative corrispettive come rabbia, invidia, anestesia emotiva, ansia e vergogna.

Purtroppo, spesso la stessa persona che ne è vittima ne è poco consapevole: per adattarsi ha dovuto mettere da parte ciò che veramente provava.

Quindi sarà il terapeuta che grazie ad un attento ascolto del proprio paziente potrà comprendere quanto accaduto e aiutare a superare i sintomi conseguenti che si sono manifestati (ansia, depressione, oscillazione dell’umore, ecc.).

Come è possibile riconoscere i segni e i sintomi dei microtraumi, sia nelle persone adulte che nei bambini?

Per quanto riguarda i bambini, dipende dall’età. Secondo me un metodo sempre valido è il gioco, con una persona esperta naturalmente. Ricordo un bambino inviatomi dal tribunale per capire qualcosa di più della sua situazione: quando si giocava con le bambole (che rappresentavano due grandi e due bambini in una casetta) non la smetteva più di inscenare scene di maltrattamenti fisici violenti. Naturalmente è stato un segnale importante del suo vissuto, che ho integrato con altri dati clinici.

Con gli adulti può essere più difficile, dipende da quanto c’è un ricordo critico; più spesso ci sono sintomi o malesseri apparentemente incomprensibili, che appunto vanno ascoltati con attenzione dal terapeuta.

Quali sono le principali differenze tra i microtraumi e i traumi più evidenti?

Il trauma è un evento appariscente, che potremmo definire straordinario, che ha apportato un drastico cambiamento nella vita di una persona, ad esempio un incidente, un lutto improvviso, una violenza sessuale, ecc.

Il microtrauma è meno evidente, ma soprattutto l’effetto patogeno è dovuto alla sua ripetizione cumulativa: se mi danno uno schiaffo una volta dicendomi che “non farò mai nulla di buono nella vita”, sarà molto spiacevole ma lo supererò; ma se questo avviene un giorno sì e uno no perché il genitore stesso si deve sfogare, il risultato nel tempo, come identità, sarà devastante.

In che modo i microtraumi possono influire sullo sviluppo di disturbi psicologici come l’ansia, la depressione o il disturbo da stress post-traumatico?

Naturalmente moltissimo. I microtraumi cumulativi mai elaborati possono minare le fondamenta della sicurezza di una persona producendo un costante senso di inadeguatezza nello stare al mondo, peraltro poco comprensibile. E allora l’ansia può esprimere destabilizzazione, la depressione la sensazione di non potercela fare, il disturbo post traumatico un costante atteggiamento di allerta anche sul piano fisico che fa ammalare.

Quali sono le strategie o le tecniche terapeutiche utili per affrontare i microtraumi e prevenire le conseguenze?

Per il mio modo di lavorare è fondamentale conoscere bene il paziente, non solo per quanto riguarda i fatti della sua vita, bensì per ciò che “mi fa sentire” quando è con me. Questo gradualmente mi porta a comprenderne il vissuto e a restituirgli un senso. È importante che per stare bene la persona possa riconoscere le emozioni che aveva messo da parte e integrarle nella trama della sua vita; questo passaggio aiuta a leggere diversamente il passato, depotenzia il sintomo e lascia liberi di costruirsi un futuro più libero.