Quando si incontra una persona e si cerca una relazione, uno degli aspetti più affascinanti è quella scintilla iniziale: il “mi piace” che va oltre la razionalità. L’attrazione fisica, l’eros, funge da collante iniziale, spingendo due persone a esplorarsi e a conoscersi. Senza questa scintilla, la ricerca di un partner può diventare un esercizio astratto, lontano dalle emozioni che rendono un incontro davvero significativo. Quello che nel gergo comune si definisce: “chimica”.
L’importanza delle passioni condivise
Mi capita spesso di parlare con giovani che si domandano come costruire un rapporto dopo i primi incontri. Secondo me avere passioni condivise è una buona possibilità: ritengo che siano un terreno fertile su cui costruire esperienze comuni e trascorrere il tempo insieme in modo piacevole e significativo. Non è necessario condividere ogni singolo interesse, ma avere alcuni punti di incontro aiuta a creare connessione e comprensione reciproca. Ad esempio, se entrambi amano la natura, una semplice escursione può trasformarsi in un momento di autentica condivisione, fuori dalle routine che già definiscono la vita di entrambi.
L’influenza delle esperienze relazionali
Le esperienze relazionali che accumuliamo nel tempo, dai primi amori adolescenziali fino alle relazioni più mature, sono una preziosa guida. Ogni relazione ci insegna qualcosa di nuovo su di noi e sugli altri. Questo percorso di crescita ci aiuta a mettere a fuoco quali sono le dinamiche e le caratteristiche di una relazione che ci fanno sentire davvero a nostro agio e che sentiamo di avere bisogno, per stare bene. In assenza di questa consapevolezza, il rischio è che ci si adatti a relazioni che non rispecchiano chi siamo, accettando frustrazioni e incomprensioni, come un ‘prezzo’ inevitabile da pagare. Con il tempo e l’esperienza, impariamo a fare scelte più mirate, trovando partner più in sintonia con il nostro modo di essere. Per questo motivo ritengo che tutte le esperienze di relazione siano preziose anche quando non hanno funzionato o hanno causato problemi o dolore, perché riflettendo sull’accaduto possiamo imparare moltissimo.
La psicoanalisi e la scelta del partner
La psicoanalisi ci ha aiutato a comprendere che nella scelta del partner entrano in gioco aspetti legati al genitore di sesso opposto. Spesso scegliamo partner che riflettono alcune caratteristiche di quella figura di riferimento, perché ci risultano familiari e ci mettono nelle stesse dinamiche così note. Altre volte, invece, optiamo per partner che sono completamente diversi, secondo un meccanismo definito contro-dipendenza. Ad esempio, quando, per liberarci da un modello genitoriale rigido o moralista, cerchiamo l’opposto: una persona molto libera e anticonformista. Tuttavia, anche questa è una forma di dipendenza da un modello interiorizzato e non rappresenta una scelta libera, attuale, ma condizionata da ciò che vogliamo rimuovere.
Essere consapevoli di ciò che cerchiamo
È fondamentale chiarire a sè stessi cosa si sta cercando. Se l’obiettivo è una compagnia saltuaria o una frequentazione senza impegno, l’approccio sarà diverso rispetto a quando si desidera un partner per un progetto comune a lungo termine e poi chiederci: “ma lui/lei è disposto a mettersi in gioco sentimentalmente in questo periodo della sua vita?”
Essere capaci di guardarsi dentro e trasmetterlo all’altro evita malintesi e permette di costruire relazioni basate su aspettative condivise.
Quindi ancora una volta si tratta di partire da sé, dalla scoperta e consapevolezza di chi sono e di come sto nella relazione con l’altro; io penso che si tratti di responsabilità personale che si traduce in scelte costruttive.
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